• Roberto Diem


    Nasce nel 1882 a Heilbronn, in Germania, Roberto Diem è già un esperto botanico in cerca di un sito per poter impiantare un'azienda floricola estesa. Trasferitosi inizialmente a Cap d'Antibes, nel 1920 sceglie Bordighera per impiantare la sua azienda, proprio in quel Vallone di Sasso, così propizio alle colture floreali, accanto alle serre di Pallanca: in quella Azienda prospereranno piante di Asparagus plumosus,springeri,decumbes crispue e medioloides.
    Ben protetto dal freddo, l'Asparagus riusciva a maturare e produrre semi anche in pien'aria. Venne per questo incoronato “Re dell'Asparagus” ma ebbe anche il merito di introdurre la coltura intensiva della Gerbera nel 1925 e della Strelitia nel 1930.
    Trasferita l'azienda per problemi di spazio tra Camporosso e Vallecrosia in un terreno molto più ampio, rimarrà il “Re” incontrastato dell'Asparagus fino agli anni 50 quando cederà l'azienda alla famiglia Bock originaria della Germania come lui, che a sua volta diffonderà la coltura del Croton e di altre piante da vaso.
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  • Ludovico Winter


    La figura di Ludovico Winter domina incontrastata per decenni nella Riviera dei Fiori, nel settore dell'architettura del giardino e nell'introduzione delle piante arboree, prime fra tutte la palma.
    Nacque il 9 agosto 1846 nella città di Heidelberg, studiò botanica e giardinaggio a Erfurt nello stabilimento Julp, nella celebre scuola di Potsdam e nel giardino di Poppelstorf. Dalla Germania andò in Francia a Parigi, da li si recò a lavorare a Marsiglia e dopo una breve tappa si fermò a Hyères. In quest'ultima città si dedicò a un genere di coltivazione che non avrebbe mai abbandonato: le palme. Passò successivamente alla Mortola, dove si fermò fino al compimento del grandioso giardino botanico: il lavoro più importante della sua vita. Da allora, quando si parlerà della Mortola, si assocerà al nome degli Hambury quello di Ludovico Winter.
    Il capolavoro di Winter per quanto concerne il settore della progettazione fu , oltre alla Mortola, il giardino di Villa Cyrnos a Cap Martin presso Mentone, già proprietà della imperatrice Eugenia. Progettò inoltre altre ville a Bordighera ed a Sanremo. Notevole la villa Zirio che dal 1887 fu per diverso tempo la residenza del futuro imperatore di Germania Federico Terzo.
    Ma non fu solo un paesaggista, un introduttore di piante esotiche, un ibridatore, fu anche un floricoltore, uno dei primissimi coltivatori di rose e mimose e per concludere un esportatore.
    Organizzò mostre di fiori e di piante a Bordighera e partecipo a mostre in Italia ed all'estero. Nella mostra di Genova presentò una collezione di palme che attirò l'attenzione e destò l'ammirazione di tutto il mondo floricolo Genovese. Gli Hambury regalarono il terreno per la creazione di un giardino pubblico a Bordighera e Winter ne fu il progettista.
    L'attività più importante, per quanto riguarda la floricoltura, fu l'insegnamento, profuso ad una generazione di floricoltori che a loro volta hanno reso la Riviera dei Fiori uno dei centri floricoli più importanti d'Europa.
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  • Le Piante Ornamentali


    Una parte importante e complementare alla Floricoltura è senza dubbio il Florovivaismo, ovvero quel compartimento produttivo che si occupa di produrre piante da fiore o da fronda ma in contenitore. Se guardiamo la storia, ecco riapparire i nostri pionieri della Floricoltura.

    La coltivazione o meglio lo stabilimento che tra i primi si affermò, fu la “Pèpiniére” cui era a capo l'Isnart ad Ospedaletti. Qui ebbe inizio la coltivazione su larga scala della “Kentia” e la produzione per talee dell' “Araucaria excelsa”, del “Ficus elastica” e della “Dracena”.

    In un secondo momento, sorse lo stabilimento orticolo di Attilio Rambaldi, specializzato nella produzione di palme e di araucarie.

    A Bordighera però, già da tempo operava l'antico e ben noto stabilimento di Winter, specializzato nella coltivazione delle palme, il quale catalogo era ricco di oltre cinquanta specie.

    A Vallecrosia iniziava l'attività il Cav. Giuseppe Molinari, allievo del Winter, che in pochi anni creerà una delle aziende più avanzate d'Italia.

    L'azienda Diem nella piana del Nervia, specializzata nella coltivazione dell'Asparagus, produceva piantine in vaso di “Plumosus”, varietà nana, dal fogliame più compatto e di dimensioni minori rispetto a quella da fronda.

    Sono pure da segnalare gli impianti del Charpantier a Borghetto San Nicolò, dei Ratto a Bordighera e dello Stern a Sanremo che si era affidato alla sagace direzione di Pietro Lanteri, Ottimo allievo dell'Isnart.

    Il Charpantier darà la preferenza alla produzione delle palme “Dactylifera” e “Canariensis”, lo Stern alle “Kentie”.

    È d'obbligo un accenno alla “Phoenix canariensis”, una delle palme più conosciute e certamente la più rappresentativa e la più coltivata, se teniamo conto delle migliaia di piante diffuse nel nostro territorio.

    Ai tempi se ne conoscevano pochi esemplari adulti nel “Jardin d'Essai” dell'”Hanna”, presso Algeri, ritenuti a loro volto progenitori di esemplari presenti nel giardino di Alphonse Denis e in altri due o tre vecchi giardini ad Hyères.

    Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.

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  • Le Piante Grasse


    La diffusione di questo genere di piante avvenne nei primi anni del novecento, in misura maggiore nella zona di Sanremo ed in quella di Bordighera,ancora oggi molto famosa.
    Anche di questa coltura, il pioniere fu Winter, che aveva acquisito notevole esperienza specifica, dirigendo il giardino della Mortola, dove le piante grasse avevano raggiunto un ragguardevole sviluppo.
    Le piante grasse trovarono posto anche nella poliedrica produzione di Roberto Diem, ma divennero colture specialistiche nelle aziende di Herrefold a Bordighera e di Stern a Sanremo.
    Lo Stern, cominciò molto giovane a lavorare come apprendista presso uno stabilimento di floricoltura a Lione. Cresciuto in età ed esperienza iniziò l'attività in proprio ad Antibes. A seguito di una gelata che colpì tutta la costa azzurra, Stern decise di trasferirsi a Sanremo, dove non si erano verificati danni, cominciando le prime coltivazioni nei pressi di Capo Verde.
    L'attività diede i frutti sperati, così decise nel 1889 di aprire a Sanremo una delle primissime ditte per l'esportazione.
    Ma anche la scuola del Winter cominciava a dare i primi frutti, ed ecco quindi Bartolomeo Pallanca e Giovanni Allavena, due allievi veramente degni di tanto maestro, che tentarono anch'essi la coltivazione delle “succulente” con risultati che, a giudicare dalla rinomanza di cui ancor oggi le loro aziende godono, sono ammirevoli.

    Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.

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  • L´Asparagus


    L'Asparagus è tutt'altro che una novità, non solo per la nostra regione ma per tutto il continente, ma si rilevò insostituibile per il suo impiego quale fronda ornamentale.
    La coltivazione di questo genere, presente principalmente con la specie “Plumosus” e “Sprengeri”, in minor misura con la “Medeola Asparagoides, si estese molto in tutta la nostra zona.
    Pianta originaria del Sud Africa, venne introdotta in Europa nel 1882 e fu considerata talmente fragile da non poter essere coltivata al di fuori della serra calda.
    Tutto questo finché non si fece avanti colui che verrà definito il “Re dell'Asparagus”: Roberto Diem, un tedesco del Wurttemberg.
    Diem fu un indiscusso pioniere della floricoltura, e la sua provenienza, come quella di altri pionieri, non deve stupirci, in quanto negli altri paesi europei l'interesse per il settore floricolo, verso la metà dell'ottocento, era ben radicato ed era quindi più probabile trovare espertissimi floricoltori.
    Roberto Diem, nato nel 1882, amante dei fiori e botanico di rara competenza, visse fin da fanciullo a contatto dei giardini e dedicò tutto se stesso nell'arte del giardinaggio. Dopo un periodo di tirocinio di tre anni in qualità di apprendista, venne ammesso nel celebre stabilimento di rosicoltura di Petre Lambert a Treviri. Trasferitosi in Inghilterra e quindi tornato nuovamente in Francia in Costa Azzurra, fu occupato in diversi stabilimenti dove studiò intensamente e proficuamente i metodi di coltivazione orticola.
    Nel 1902, Diem ebbe l'ardita idea di cimentarsi ad Antibes, nella coltivazione dell'Asparagus in pien'aria. L'impresa non era facile, in quanto le piante si era costretti a moltiplicarle per divisone dei ceppi a causa della difficilissima reperibilità di semenza, che il Diem si fece spedire dall'Africa e dalla California, ottenendo ottimi risultati.
    La prima guerra mondiale lo costrinse ad emigrare in Italia, dove rilevò lo stabilimento “Dorner” ai piani di Camporosso, dove impianto un'estesa azienda floricola di circa 135.000 metri quadrati di superficie.
    Se il Diem fu il protagonista dell'avviamento colturale dell'Asparagus nel ponente del circondario, Cepollina fu il protagonista dell'introduzione dello stesso genere a Taggia e nella Valle Argentina. Questi, resosi conto del rapido evolversi della richiesta di nuovi prodotti floreali, curò con passione e competenza la coltivazione dell'Asparagus nella sua azienda, trasformata da antico uliveto in splendido giardino.
    Sempre a metà degli anni Trenta si stimava che l'Asparagus costituisse il 25% del prodotto floricolo esportato.

    Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.

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  • La Violetta


    Uno dei primissimi fiori messi a coltura per scopi commerciali nel circondario di Sanremo fu innanzitutto la Violetta.

    Questo fiore ebbe l'onore di essere la protagonista dell'esportazione invernale dei fiori freschi della Costa Azzurra.

    I veri protagonisti di questa storia, furono dei mazzi di violette che Alphonse Karr, esule politico francese rifugiato nel nizzardo, un poeta che orgogliosamente si definiva giardiniere, spedì a Parigi nell'inverno del 1856, accompagnando questi mazzi con strisce sulle quali erano stampate alcune massime ispirate dal suo talento letterario.

    Questa felice combinazione fece la fortuna del Karr e di tanti agricoltori trasformatosi prontamente in floricoltori i quali, in senso di riconoscenza, innalzarono al giardiniere poeta nella cittadina di Saint Raphael un monumento, al quale contribuirono economicamente anche molti floricoltori Italiani.

    Successivamente, sapienti orticoltori, tramite l'ibridazione, arrivarono a generare nuove varietà floricole; alcune furono adoperate in profumeria e in confetteria, altre nell'esportazione di fiori recisi.

    Il grande sviluppo della coltivazione si ebbe in particolar modo in Provenza e sulla Costa Azzurra.

    Nel 1903 si stimava ad Hyères e dintorni una superficie impiegata a violette di oltre mille ettari.

    Per quanto riguarda i canali di vendita, se il prodotto era destinato all'industria profumiera veniva venduto a peso ed imballato in sacchi di tela umida e trasportato con il solito carretto trainato da cavalli, se invece doveva essere esportato, il confezionamento era molto più curato ed occupava giornalmente centinaia di donne per tutta la durata della produzione, che iniziava in novembre ed arrivava fino alla metà di marzo.

    I contenitori che si adoperavano per l'esportazione erano cesti fatti con steli spaccati di canna, più lunghi che larghi e che una volta riempiti pesavano dai 3 ai 5 Kg. In periodo di pieno raccolto si riempivano giornalmente di cesti, tre o quattro vagoni ferroviari ed una volta giunti a destinazione, a seconda dei mercati, i fiori di violette si vendevano a peso o a centinaia di mazzi.

    Le varietà più coltivate erano la “Viola di Parma” a fiore pieno, profumato, di un blu pallido adoperato in profumeria; la “Viola delle Quattro Stagioni” rifiorente a fiore semplice blu, le “Czar” a lunghi peduncoli e grandi fiori.

    Le migliori varietà erano certamente la “Princesse de Galles”, a fiori grandi e petali arrotondati, colorati di un bel blu malva, mentre quella estremamente rustica e rifiorente era la “France”, a fiori enormi, di un bel blu violetto sfumato, sorretto da un gambo verde violaceo che solleva bene il fiore al di sopra delle foglie. I fiori raggiungevano i 5 cm di diametro e si adattava molto bene alla forzatura.

    Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.

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