• Il Garofano


    Parlando del garofano, non si può non parlare di un altro pioniere della nostra floricoltura: il cavalier Louis Isnart.
    Louis Isnart nasce a Nizza nel 1863 ed alternando lo studio alla pratica arrivò a svolgere il ruolo di Capo Giardiniere per molti anni nella medesima città.
    Per la sua capacità fu incaricato, nel 1892, dal cav. Jonquière, fondatore della “Societé Foncière Lyonnaise”, a dirigere in Ospedaletti i lavori d'impianto e realizzazione, sui terreni acquistati dalla medesima società, dando vita a giardini e passeggiate.
    Proprio fra le zone di Sanremo ed Ospedaletti, intuì la possibilità di sviluppare il settore floricolo, grazie anche alle benevoli condizioni climatiche.
    Fondò in queste zone lo stabilimento di Orticoltura e Floricoltura “Riviera Ligure”, ma il maggior impegno lo riservò al divulgamento delle proprie vastissime conoscenze tecniche.
    Proprio per questo motivo, in molti lo definiscono il precursore del grande professore Mario Calvino.
    Louis Isnart fu quindi uno dei primi floricoltori che si dedicarono alla dianticoltura e la piccola cittadina ligure fu il centro da cui la coltivazione del garofano si diffuse in tutta la Riviera.
    Tra i primi coltivatori che fecero tesoro dei consigli si ricordano Michele Natta e Giovanni Littardi i quali incuranti del parere di coloro che, con diffidenza, continuavano a preferire gli ulivi e gli agrumi, si cimentarono nella coltivazione del garofano.
    La diffidenza era in parte giustificata dal fatto che a differenza della rosa, il garofano era quasi sconosciuto ai molti coltivatori, inoltre fino alla metà dell'ottocento non si ottennero varietà rifiorenti e solo nella seconda metà dell'ottocento si arrivò, grazie a grossi sacrifici ed un po' di fortuna, all'ibridazione di garofani rifiorenti ed idonei al terreno locale.
    Di fatti per mezzo di fortunate ibridazioni fra la razza rifiorente lionese e la razza ligure -nizzarda, fu creata una razza meridionale che al vigore ed alla rusticità dei garofani locali, riuniva la qualità e la perfezione dei colori vari dei garofani lionesi.
    La ricerca per il miglioramento del garofano non si è mai fermata e da allora, continua ancora oggi.
    Bisognerà arrivare alla fine dell'ottocento perché il garofano sia un bellissimo fiore, da non sembrare neppure imparentato con quei fiori originari, modesti e selvatici, divenendo un fiore richiestissimo dai consumatori.
    Ai coltivatori francesi si affiancheranno quelli italiani stimolati dal Cavaliere Isnart, infaticabile promotore, e la produzione della Riviera si lancerà in un crescendo che la renderà famosa in tutto il mondo.
    Le varietà di garofano sono oggi giorno numerosissime e resterà da fine ottocento fino agli anni settanta il fiore per eccellenza della Riviera.

    Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.

    Dettaglio
  • La Rosa


    La Rosa, oltre alla Violetta, è uno dei primi fiori coltivati su vasta scala in tutta la Riviera. I motivi del suo successo sono molteplici, primo fra tutti, la presenza di queste piante in molti giardini, che potevano aver fatto maturare una certa esperienza di coltivazione; secondo motivo invece è che la rosa fra tutte le piante da fiore, sopportava meglio l'estrema carenza idrica caratteristica del nostro territorio, aggravata, in quei tempi, dalla mancanza di efficienti impianti di adduzione e di distribuzione dell'acqua.
    Sicuramente la sua diffusione venne facilitata da un iniziale diffidenza verso il garofano e dalla mancanza di sue varietà.
    Le prime rose coltivate in Riviera furono l'”Indica Major”, che poi servì come portainnesto, e la “Bengala”, già presente nei giardini delle ville del circondario.
    La vera protagonista che lanciò la coltivazione delle rose nel ponente ligure fu la varietà “Safrano”, introdotta nella zona di Bordighera dal Winter.
    Era una rosa molto resistente, di bell'aspetto e di colore giallo, ma cosa più importante, poteva essere piantata “Franco Piede” ovvero senza portainnesto. È ricordata ancora oggi come una delle rose più longeve del mercato, infatti primeggiò per circa cento anni, a partire del 1839, sui maggiori mercati floricoli.
    Altre varietà quasi contemporanee alla “Safrano” furono la “Papa Gontier”, la “France” e la “Captain Cristy”. Seguirono poi altre varietà che pur non raggiungendo la longevità di mercato della “Safrano”, si imposero comunque per circa mezzo secolo sui maggiori mercati europei, come per esempio la “Marie Van Hutte”, a fiore bianco-giallastro sfumato di rosa e la “Paul Nabonnand”.
    Ancora a seguire la “Ulrich Brunner Fils” con lunghi rami ed eleganti fiori rosso ciliegia tondi, pieni e profumati che fu per lunghi anni cavallo di battaglia su molti mercati dei fiori e la “Frau Karl Druschki, rosa ibrida rifiorente che produce fiori grossi di colore bianco puro, ammirata da tutti in quel tempo.
    La passione per questo fiore speciale, quale è la rosa, portò molti privati a sperimentare e ricercare nuove varietà, dando vita a Sanremo a diversi rosai sperimentali.

    Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.

    Dettaglio
  • Le mostre floreali


    1873 – ESPOSIZIONE AGRICOLA, INDUSTRIALE, ARTISTICA (SANREMO)

    Organizzata dal Comizio Agrario di Sanremo, vennero invitati i produttori di ogni attività agricola. La mostra si svolse il 12 gennaio 1873. Le sezioni ammesse furono: Oli da Bocca, Vini Comuni, Liquori, Bestiame, Orticoltura – Frutticoltura, Floricoltura. Le premiazioni avvennero, come sempre a quei tempi, con la massima parsimonia; non esistevano medaglie d'oro ma solo di bronzo e di argento e si distribuivano, invece con facilità, le poco onerose “menzioni onorevoli”.
    Nel settore della floricoltura vinsero la medaglia d'argento Giuseppe e Pin Gullino e Battista Sanpietro di Sanremo, una menzione onorevole venne riservata a Giacomo Viacava di Sanremo.

    1908 – ESPOSIZIONE AGRICOLA FORESTALE – SETTORE FIORI (SANREMO)

    Nella sala del Casino Municipale di Sanremo, si teneva nel 1908 un'esposizione “Agricola-Forestale”. La manifestazione era organizzata dal Consorzio Agricolo Cooperative di Sanremo.
    È interessante esaminare la produzione floricola di quei tempi.
    Hermann Stern non aveva ancora intrapreso la grande coltivazione di piante grasse ma per l'occasione presentò alcune varietà di garofani, tra cui uno premiato, denominato Princesse. Nelle rose invece,il floricoltore di Sanremo Paolo Brauer otteneva un ibrido inedito incrociando la Victor Vernier x Safrano.
    La giuria era quanto mai importante: Alwin Berger, il noto botanico della Mortola, Louis Isnart, il grande divulgatore della coltivazione del garofano, Domenico Spinelli e Mario Calvino.

    1909 – ESPOSIZIONE REGIONALE LIGURE DI FLORICOLTURA DI SANREMO

    Nel 1909 si teneva nelle sale del Casino Municipale una mostra floreale.
    La data 31 ottobre – 2 Novembre, faceva prevedere un'esposizione consacrata al crisantemo.
    I risultati furono diversi,infatti fu esposto ogni tipo di produzione esistente sul mercato.
    Ludovico Winter presentava dei Cocos flexuosa, australis e campestris ed una ricca collezione di specie del genere Phoenix.
    I crisantemi erano sistemati in ampie aiuole. Furono presentati crisantemi dal fiore enorme, che raggiungevano i 30 cm di diametro.
    Il floricoltore Adnet di Antibes presentava una ricca collezione di gerbere.
    I garofani più apprezzati furono quelli della ditta Domer dei Piani di Val Nervia. Per questo fiore si tenne anche un concorso speciale di resistenza al trasporto.


    1932 - “I BIENNALE DEL FIORE” - (SANREMO)

    La preparazione della prima mostra nazionale del fiore venne effettuata con grande cura. Si voleva creare una manifestazione che superasse le dimensioni delle mostre di Ventimiglia, Bordighera, Vallecrosia.
    La mostra venne organizzata sotto la direzione del professore Aurelio Bianchedi che doveva diventare animatore di tante manifestazioni floreali della Riviera dei Fiori e venne divisa in 12 sezioni:
    Sezione 1: Fiori recisi-garofani
    Sezione 2: Rose
    Sezione 3: Fiori recisi vari
    Sezione 4: Piante da Fiore
    Sezione 5: Piante decorative da fogliame
    Sezione 6: Arte floreale
    Sezione 7: Agrumi e primizie.
    Sezione 8: Semi di fiori ed ortaggi
    Sezione 9: Materiale nazionale da imballaggio
    Sezione 10: Insegnamento, Architettura – Giardinaggio
    Sezione 11: Piante aromatiche e medicinali e loro utilizzazione
    Sezione 12: Industria orticola

    Il numero di visitatori comunicato dalla direzione della mostra alla stampa fu di 100.000, di cui 15.000 stranieri. Gli espositori furono 482.
    Nel 1931 la Liguria dominava con la sua produzione floreale con l'85% rispetto alla produzione nazionale. La produzione si aggirava intorno ai 12 milioni di Kg di fiori recisi dei quali il 58% veniva esportato all'estero.
    La mostra presentò una rara collezione di ibridi di gerbere ed un ricchissimo assortimento di mughetti. La propagazione di queste colture a livello industriale sono da attribuire al Diem, che abbandonò il genere Asparagus per dedicarsi a piante da fiore.
    Isnart, esperto coltivatore di garofani, era presente alla mostra con ben 25 nuove varietà.
    La ditta Molinari presentava: Kentia, Araucaria excelsa, Phoenix canariensis, Cycas revoluta, Aspidistra e Camellia.
    La ditta Giovanni Allavena di Bordighera si esibiva con piante grasse e ornamentali varie.
    Interessante la cordiale partecipazione di Lord Hambury che trasferì dalla Mortola a Villa Ormond 120 specie di Mesebrianthemum e 52 specie di Agrumi.
    Degna di nota la partecipazione del padre del professor Mario Calvino, il medico Gio Bernardo, che presentò piante da frutto di Kunmquats, un agrume simile ad un mandarino con buccia liscia e commestibile che negli anni seguenti ebbe un certo successo.
    Lo stabilimento Primores di Bordighera, della località della Casa del Mattone dell'ungherese Gualtiero Herrfeldt otteneva la medaglia d'oro per una pregevole presentazione di Cactee.
    Vincenzo Assereto presentava una notevole collezione di garofani.
    L'esposizione del 1932 è stata la prima grande mostra con produzioni all'aperto e all'interno. La sede di Villa Ormond ne ospiterà tutte le edizioni fino al 1974. Grosso successo ebbe anche la ditta Giobatta Cepollina importante coltivatore di mimosa.

    1934 - “II BIENNALE DEL FIORE” - (SANREMO)

    La seconda biennale si svolse dal 7 al 15 aprile del 1934. Non assunse la vastità e l'importanza della prima anche se, dal punto di vista tecnico, si notò un miglioramento delle specie esposte per i sistemi di coltivazione maggiormente progrediti.
    Nei garofani, Angelo Assereto presentò lo “Splendore” color bianco candido e “Rubino”, rosso fiamma.
    Sempre nel settore dei garofani Vincenzo Moraglia di Poggio di Sanremo e Pietro Farina presentarono nuove varietà molto apprezzate.
    Il Farina vinse i maggiori premi con le varietà “Folgore” di colore rosso, “Cigno” di colore bianco e “Madera”, tenuamente ambrato.
    La ditta Diem che in passato coltivava esclusivamente Asparagus, si presentava con una bellissima collezione di gerbere, già accennata nella precedente mostra del 32.
    Allavena di Bordighera presentava piante grasse e piante in vaso, generi che poi coltiverà con ottimi risultati fino ai giorni nostri.
    Nel frattempo la Biennale coinvolge ditte di tutta Italia, prima dell'esposizione, nella campagna di propaganda della mostra, gli organizzatori, il presidente Domenico Aicardi e, soprattutto, il Segretario Generale Bianchedi diedero molto risalto alla presentazione dei Giardini della Città del Vaticano ma, i Giardini Vaticani invieranno solo qualche pianta ornamentale di scarso valore.
    In definitiva si dimostrò una mostra modesta dal punto di vista organizzativo, ma con buoni risultati dal punto di vista tecnico, tant'è che venne organizzato un convegno a cui parteciparono nomi illustri.
    In occasione della mostra venne aperto al pubblico un padiglione progettato dall'architetto Winter, figlio del grande paesaggista e coltivatore di Bordighera.

    1936 - “III BIENNALE DEL FIORE”- (SANREMO)

    La terza biennale si tenne, come in seguito tutte le altre, nella Villa Ormond. Venne inaugurata da Giuseppe Tassinari, sottosegretario al ministero dell'agricoltura. Era il periodo in cui l'Italia era impegnata nella guerra per la conquista dell'Etiopia. La mostra risentì quindi del clima di guerra e non vi fu clamore pubblicitario. I floricoltori che intervennero a questo tipo di manifestazione si impegnarono ed ottennero risultati consistenti sul piano tecnico.
    Tra i risultati più notevoli, si ricorda la presentazione di buone varietà di garofano ottenute dalla ditta Celestino Ghersi di Poggio Sanremo, le rose maggiormente premiate furono quelle di Ottaviano Rispoli di Sanremo.
    Il professore Tassinari visitò lo stabilimento di Vincenzo Assereto specializzato nella coltivazione delle Rose e quello di Roberto Diem a Vallecrosia specializzato in Gerbere, Mughetti, Euforbie e Strelizie.
    Nelle premiazioni si ebbero i seguenti risultati:il premio per la più bella varietà di garofani non ancora in commercio, presentata in non meno di tre fiori, fu assegnato ex aequo a Celestino Ghersi di Poggio Sanremo e a Michele Crovetto di Genova. Altri premi nei concorsi per i garofani furono assegnati a Carlo Alberto Ruelle di Sanremo, Enrico Scalini di Como e Maurizio Buonanati di Riva Ligure. Nelle rose, il concorso per il più bel gruppo contenente una o più varietà di rose coltivate in serra, già in commercio, esposto in non meno di dodici fiori per varietà, venne assegnato a Ottaviano Rispoli di Sanremo.
    Nei fiori recisi Hermann Stern vinse numerosi concorsi per le gerbere, le calle, l'iris, le clivie, le margherite e la Genista monosperma.
    Eugenio Piccone vinse il concorso dei ranuncoli.
    Fu questa la mostra che vide la ditta Stern, al suo massimo sviluppo, mietere premi e successi.

    1938 - “IV BIENNALE DEL FIORE” - (SANREMO)

    Nel 1938 si svolse l'ultima biennale del fiore prima della guerra. La politica del fascismo, di chiusura verso la Francia, paese esportatore e quindi non interessato ai nostri prodotti e di apertura verso la Germania, paese acquirente dei nostri prodotti floricoli, non aveva (in un primo momento) arrecato danno all'economia del settore. Il professor Bianchedi, il commendator Aicardi e il professor Calvino, impostarono molto seriamente, in occasione di questa mostra, un discorso scientifico con l'organizzazione di buoni convegni. Nel convegno nazionale di floricoltura e giardinaggio, il professor Guzzini trattò l'argomento della bulbicoltura italiana, il professor Gustavo Vagliasinghi parlò della possibilità di sviluppo della floricoltura siciliana, il direttore dei Giardini di Roma dottor Elvezio Ricci sulla “utilizzazione della flora spontanea nella floricoltura”.
    Gli allestimenti vennero preparati dall'architetto Hans Winter.
    Tra le presentazioni più importanti si ricorda per i garofani quella di Giacomo Assereto di Sanremo, mentre per le rose quella di Vincenzo Assereto per le rose che l'Aicardi introduceva in coltivazione.
    Hermann Stern presentava la sua collezione di piante grasse e così pure Giacomo Pallanca.

    1949 - “V BIENNALE DEL FIORE” - (SANREMO)

    Dopo la guerra, solo nel 1949 venne ripresa l'iniziativa di organizzare la tradizionale mostra floreale. Il dottor Bianchedi, segretario generale delle precedenti mostre, passa il timone al dottor Mescola che avrà in seguito, per tutte le mostre future, l'onere organizzativo. L'ente mostre floreali annovererà tra i suoi esponenti l'Ingegnere Elena, l'avvocato Bobba, il ragionier Asseretto, il professor Eraldo Cugge, uomini che tra molte difficoltà riusciranno a creare nella Villa Ormond una serie di esposizioni di sicura validità professionale ed estetica.
    L'esposizione si terrà dal 26 marzo al 4 aprile. Gli espositori furono 160, un numero non eccessivo,e la carenza quantitativa del materiale venne sopperita dalla qualità del prodotto.
    Le presentazioni più importanti si devono ascrivere a H.Stern di Sanremo con le piante grasse, Berlendis di Bergamo, che in quegli anni trionfava ad ogni mostra con le sue Ortensie, Vogliotti di Torino e Podere Toselli di Milano con le orchidee, Allavena di Bordighera con le piante succulente.
    I comuni generosamente accettarono di partecipare per poter dare un contributo alla prima edizione del dopoguerra: Torino con la mosaicoltura, Genova con i Ciclamini, Firenze con le azalee ad alberello, Roma con le azalee indica, creavano un ambiente particolarmente festoso e fiorito negli esterni della mostra.
    Inoltre facevano da padroni incontrastati i garofani e le rose: imperava allora la produzione varietale di Domenico Aicardi, ma non solo, altre varietà molto apprezzate erano presentate da Pietro Farina, Ludovico Ronco, Quinto Mansuino, Ermanno Moro ed altri.

    1951 - “VI BIENNALE DEL FIORE” - (SANREMO)

    Dal 31 marzo all'8 aprile si svolse la biennale che venne inaugurata dall'onorevole Edoardo Clerici, sottosegretario al commercio estero. Nell'ultimo giorno si ebbe la visita del ministro dell'agricoltura Segni.
    Nelle piante in vaso ci fu la solita importante presentazione di piante da parte della ditta Molinari di Vallecrosia. H. Stern e Giacomo Pallanca presentarono le loro grandi collezioni di piante grasse.
    Fu questa una mostra che si potrebbe definire di routine.
    Gli organizzatori denunciarono alla stampa 20.000 visitatori: un numero troppo modesto per una mostra che voleva essere commerciale ma anche di massa e di propaganda. Sul piano tecnico, per merito degli ibridatori e coltivatori di garofani e rose, il risultato fu di prim'ordine. Non grandi novità, ma ad ogni edizione un continuo progresso tecnico evidenziato nelle varietà presentate.

    1953 - “VII BIENNALE DEL FIORE” - (SANREMO)

    Dal 26 febbraio al 7 marzo del 1953 si tenne la settima biennale del fiore. Questa edizione venne preceduta da alcune polemiche messe in risalto dalla stampa locale. La dottoressa Stresina Amoretti affermava che avevano solo rivolto al comune precise richieste per coordinare e migliorare la manifestazione, che sembrava ridotta ad una semplice rassegna di fiori con un fine turistico, dimenticando totalmente la finalità professionistica e commerciale per cui era stata creata da un gruppo di floricoltori presieduto da Domenico Aicardi.
    Più che lamentarsi delle mostre precedenti, i floricoltori accusavano il comune di non aver ancora ripristinato l'Ente Autonomo Mostre Floreali e di non aver realizzato il Mercato dei Fiori.
    Nei garofani venne molto apprezzato un ibrido di Sertilio di Amaltea e una grande quantità di Garofani e rose dei grandi ibridatori della Riviera.
    Era l'anno della morte di Mario Calvino, uno dei grandi protagonisti della floricoltura italiana.

    1955 - “VIII BIENNALE DEL FIORE” - (SANREMO)

    Inaugurata dal Ministro dell'Agricoltura Leopoldo Medici, si tenne dal 26 marzo al 7 aprile l'ottava edizione della biennale del fiore.
    Una novità era data dall'apertura serale, sino alle ore 23.
    Tra i premiati si ricorda: Attilio Sartore per il nuovo garofano “Fantasia”, Milton Moraglia per la varietà “Sultano”. Nel compartimento rose Vincenzo Asseretto presentò con molto successo un' inedita rosa dal colore rosa carminio.
    Per la prima volta la stampa locale cita nelle piante verdi una voce che poi diventerà famigliare per la floricoltura: Ermanno Sozzi, il floricoltore di Milano, per tanti anni rappresentante della floricoltura italiana nelle riunioni all'estero, che presentava gruppi di Philodendron, Dieffenbachia ed altre piante verdi in vaso.
    Salvatore Bianchi fu premiato per azalee e ciclamini. I premi speciali furono così assegnati: diploma di grande medaglia d'oro ai comuni di Genova, Firenze, Napoli, Roma e Torino; coppa Ministero Agricoltura alla ditta Molinari per la presentazione di grandi gruppi di piante verdi in vaso.
    Altri premi vennero assegnati ad Attilio Sartore per nuove varietà di garofani, Davide Marsano di Genova Sant'Ilario per la presentazione di piante di orchidee in fiore; alla ditta Sozzi per le piante verdi in vaso e alla ditta Vogliotti di Torino per la presentazione di orchidee in fiore.

    1957 - “IX BIENNALE DEL FIORE” - (SANREMO)

    Nel marzo del 57 venne deciso di indire una speciale competizione che venne chiamata “Gran Premio Sanremo per il garofano d'oro” gara che continuerà nell'esposizione di Vallecrosia e di Bordighera del 1957 e del 1958, e nella biennale di Sanremo del 1959.
    La giuria doveva secondo il regolamento, giudicare le piante e i fiori anche nelle fasi di coltivazione.
    L'inaugurazione avvenne il 30 marzo. I concorrenti furono 183.
    Le migliori e le più premiate furono ancora la Gloria di Roma di Aicardi, la Rouge Meilland e Baccarat di Meilland, la nuova Fede di Benedetto Siri, l'Eterna Giovinezza, la principessa delle rose e la C. Colombo di Aicardi coltivate da Vincenzo Assereto, padre di Angelo. Per il premio del garofano d'oro erano in lista 30 concorrenti tra cui Gaiaudo, Giacomo Nobbio, Quinto Mansuino e Riccardo Brea.
    Le manifestazioni scientifiche furono molto ricche; il professor Vincenzo Montanari trattò il tema: “Gli aspetti e i problemi della floricoltura Italiana”, la prof. Eva Mameli Calvino: “La coltivazione industriale della Rosa – Evoluzione e problemi attuali”, il professor Taggiasco trattò il problema del riconoscimento giuridico delle novità vegetali.
    I Visitatori dichiarati dell'ufficio stampa della mostra furono trentamila.

    1959 - “X BIENNALE DEL FIORE” - (SANREMO)

    Si doveva tenere dal 7 al 15 febbraio, ma per i soliti problemi organizzativi venne rinviata al 14/22 marzo. La floricoltura attraversa un periodo abbastanza buono, ma l'Eco della Riviera riporta titoli che rilevano problemi sociali di una difficile immigrazione. Gli espositori furono circa 200.
    Tra le novità furono apprezzate, di Ester ed Ermanno Moro, un garofano viola orlato di bianco a grossissima corolla chiamato Rodeo, un rosso scuro Soir de Paris, un rosso chiaro Aramis ed un livido Ardesia.
    Quinto Mansuino presentava i garofani Supersole e Pulcino di colore giallo e Marcella di colore bianco. Benvenuto Bregliano presentava un garofano inedito spettacolare, a forma di Peonia, rosso vivo con i petali esterni finemente dentati, notevole per essere uno scoppione bilaterale, cioè con il calice che si apre simmetricamente su due lati. Giacomo Nobbio presentava un garofano bianco e rosso chiamato Ville de Nice. La stazione sperimentale presentava Lydia rosa a calice intero, Solaro giallo sfumato e la varietà Mario Calvino di color rosso.
    Angelo Farina presentava un vasto assortimento di “Inediti” bianchi, rossi e rosso salmonati. Riccardo Brea e figli, un bel garofano rosso Garibaldi, un bianco Maria Angela ed un Carezza rosso vellutato.
    Nelle rose, Meilland presentava la Rouge, la Baccarà, la Message, la Crisbi e la Bettina.
    Vincenzo Assereto presentava le grandi varietà di Aicardi, la Gloria di Roma e la Principessa. Infine, da segnalare, l'azienda Agraria Ottonello Cauvin di Vallecrosia per un'ammirata presentazione di papaveri Primavera.
    Oramai la floricoltura ha preso piede, coprendo un quinto del fabbisogno Europeo solo con i terreni messi a coltura in Riviera.

    1962 – MOSTRA INTERNAZIONALE DI FLORICOLTURA – (SANREMO)

    Da questo momento le mostre non avranno più la denominazione “Biennale” ma “Internazionale”. Si volle in questo modo dare un aspetto nuovo alle mostre di Sanremo. Certamente la Flor 61 di Torino aveva sollecitato gli organizzatori ad impostare in modo nuovo, su standard Europei, le mostre future. Le biennali erano ufficialmente nazionali, ma in effetti avevano un'impronta ancora troppo regionale.
    L'esposizione del 1962 è stata una delle ultime rassegne di Sanremo e l'esposizione venne fissata dal 1 all'11 Marzo del 1962.
    Si voleva far diventare questa mostra un vero e proprio evento periodico, per dimostrare e confermare che le grandi manifestazioni di Sanremo erano il “Corso Europa in fiore”, il “Festival della canzone” e la “Mostra internazionale di floricoltura”. Con l'allargamento della mostra ai giardini delle Magnolie e Nobel la superficie raggiunse i 50.000 metri quadrati. La mostra era percorsa da quasi quattro chilometri di viali all'aperto e da 1650 metri di percorso coperto.
    La giuria ebbe come presidente onorario Domenico Aicardi e come presidente effettivo il commendator Giuseppe Ratti organizzatore, l'anno prima, dell'esposizione internazionale Flor 61 di Torino.
    La S.O.I. (società orticola italiana) venne incaricata di organizzare un congresso scientifico sulla coltivazione del garofano.
    La mostra onde poter recuperare le forti spese sostenute, venne prorogata fino al 19 marzo, raggiungendo cosi una durata record per una mostra al coperto di ben 19 giorni.
    Tra le produzioni esposte: ottime presentazioni di Giacomo Nobbio e Angelo Sappia.
    Faraldi presentò un pregevole garofano chiamato Kennedy.
    Nelle rose Vittorio Barni presentava per la ditta Meilland le varietà Fire King, La Baccarat, Joli Madame e Christian Dior.
    Molti furono gli espositori stranieri arrivati appositamente da Olanda, Germania, Francia, Brasile ecc.


    1968 – MOSTRA INTERNAZIONALE DEL FIORE RECISO - (SANREMO)

    La seconda mostra Internazionale del fiore reciso si svolse sei anni dopo nel 1968 dal 28 Marzo al 7 Aprile.
    All'inaugurazione intervenne, in rappresentanza del governo, l'onorevole Sarti. Praticamente vennero presentati gli stessi allestimenti dell'edizione precedente, realizzati dal cavalier Ricci, specialista di mostre ed esposizioni. I visitatori dichiarati furono 50.000. Una cifra non molto elevata per una mostra ricca di allestimenti e quindi molto costosa.
    Nella prima biennale del 1932 il numero di visitatori dichiarati fu di 100.000.
    Si ebbe la partecipazione della Francia con un ricco stand su di una superficie di 130 metri quadrati che ottenne il gran premio di onore “Città di Sanremo”.
    Un premio speciale fu conferito a Vittorio Barni per le nuove rose presentate per la ditta Meilland.
    Giacomo Nobbio, Quinto Mansuino, Riccardo Brea presentarono le loro varietà inedite di garofani. Quinto Mansuino presentava una rosa molto apprezzata, denominata Generosa.
    Di particolare rilievo nel campo delle piante grasse gli stand di Giacomo Pallanca e di Lucangelo Allavena; nel settore delle piante in vaso emergeva la presentazione della ditta Molinari di Vallecrosia.

    1974 – III MOSTRA INTERNAZIONALE DEL FIORE – SANREMO

    Dopo sei anni dall'ultima mostra del 1968, l'allora assessore alla floricoltura Angelo Asseretto decise di organizzare una mostra internazionale di floricoltura. Alla fine del 74 aderì all'iniziativa la A.I.P.H. (Association International Producteur de Horticulture), nonché la regione Liguria.
    Fu una delle migliori mostre svoltesi a Sanremo, venne tenuta nel parco Ormond su una superficie di oltre 40.000 metri quadri.
    La superficie espositiva interessava anche la parte a sud della strada nazionale. Il collegamento tra le due aree del parco venne effettuato con un cavalcavia in legno e metallo, realizzato e progettato dalla ditta del cavalier Ricci.
    La zona occupata dalle aiuole misurava circa 6.000 metri quadri.
    L'inaugurazione avvenne il 5 aprile alla presenza dell'assessore regionale all'agricoltura dottor Ghio e del Sindaco Pietro Parise.
    Sotto il profilo tecnico la mostra si rilevò un successo: la ditta Barbaret presentò apprezzati garofani miniatura con due o tre fiori su un unico stelo, il dottor Giacomo Nobbio espose il garofano Hippy, ottenuto attraverso rigorose selezioni, riuscendo ad ottenere un o fiore estremamente piccolo.
    L'ibridatore Mansuino ottenne un grande successo presentando la rosa minima, chiamata Rossella, dal diametro di 3 mm; la piantina potrebbe essere coltivata in un ditale, scrisse un quotidiano, in una sua corrispondenza.

    Dettaglio
  • La mazzeria


    Vera protagonista di questo settore fu la “Margherita”. Come estensione, la superficie su cui insisteva la coltura delle margherite seguiva immediatamente quella delle rose e del garofano.
    I motivi della sua diffusione sono abbastanza plausibili, d'altronde coltivare la margherita è relativamente semplice, poco costoso, non necessita di particolare protezioni ma, cosa fondamentale, è di facile propagazione.
    Infatti ai tempi, ogni singolo agricoltore, ricorreva ad un proprio barbatellaio dove faceva radicare le piccole talee, dette anche “Botture”, ma cosa ancora più fondamentale per capirne la diffusione, proprio a causa delle minime esigenze colturali, garantiva un giusto reddito.
    Le varietà a fiore giallo prevalevano su quelle a fiore bianco; e le primissime margherite coltivate degne di nota furono: L' “Etoile d'or” a grandi fiori gialli e molto rifiorente, “Reve d'or” a fiori grandi ma meno rifiorente, “Madame Annier” e “Gloire de Versailles” a fiori bianchi semi doppi ed “Etoile du Midi” ancora a fiori bianchi.
    Tra la mazzeria rivestiva particolare rilievo la “Violaciocca” presente con diverse varietà.
    Bisogna ricordare, che come ancora oggi succede, ogni zona era caratterizzata da un determinato tipo di produzione, in particolar modo la margherita e la violetta era usanza coltivarle in maniera intensiva nella zona di Terzorio e a Riva Ligure.
    Altra protagonista del settore è la mimosa. Le specie più coltivate di questa pianta di origine australiana furono la “Dealbata”, la “Podalyriaefolia”, la “Hamburyana”, la “Baileyana”, la “Floribunda” e gli ibridi ottenuti da Honoré Tournaire: “Joffre”, “Gaulois”, “Tournaire”, e “Rustica”.
    Se si torna agli inizi, per capire chi iniziò questo tipo di coltivazione, ecco riapparire le figure del Winter e dell'Isnart.
    Il primo non solo introdusse la coltivazione del genere ma, attraverso incroci e selezioni, creò nuove varietà. Il secondo, avendo appreso la tecnica dell'innesto per approssimazione sull'”Acacia floribunda”, trasmise la propria conoscenza ai floricoltori liguri, favorendo la diffusione di questa pianta, altrimenti difficilmente praticabile a causa del terreno calcareo.
    Inoltre non si può non ricordare un altro personaggio già citato, ovvero il G.B. Cepollina di Taggia. Indubbiamente egli fu il più grande coltivatore di questo genere, meritandosi così l'appellattivo di “Re delle Mimose”.
    Allargando lo sguardo, anche su altre piante, Roberto Diem sperimentò pure la coltivazione della “Gerbera Jamesoni” appena importata dal Sud Africa, e grazie ad un lavoro continuativo di oltre trent'anni, ricorrendo alla selezione, ottenne ottimi risultati, sviluppando varietà con diverse forme d'infiorescenze ed una vasta gamma di tinte. Queste caratteristiche, unite alla notevole capacità produttiva, fecero della Gerbera una pianta particolarmente adatta alla produzione di fiori recisi.
    Sempre al Diem vengono riconosciuti i primi tentativi di coltivazione della “Strelitia reginae” e del “Mughetto”.
    Sarebbe troppo lungo enumerare ogni genere da fiore reciso introdotto nel tempo, ma con questa breve descrizione si vuole semplicemente evidenziare come la vasta gamma dei generi e delle specie disponibili oggi sul mercato sia il risultato di un lento ma continuo aggiornamento dei floricoltori, attenti all'evoluzione del settore ed alla ricerca.

    Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.

    Dettaglio
  • Il mercato dei fiori


    Il mercato dei fiori di Sanremo, inteso come organizzazione di vendita alla produzione è andato man mano affermandosi conquistando incontrastato fama a livello mondiale.
    Ripercorriamo però le tappe principali dei diversi mercati dei fiori, sparsi lungo la Riviera.
    Come abbiamo avuto modo di constatare, sin dall'inizio degli anni 70 dell'ottocento, nella Riviera di ponente esistevano coltivazioni di fiori e questi venivano già esportati. Il commercio però era molto ristretto e in mano a pochissimi operatori, che solitamente, acquistavano l'intera produzione dai singoli produttori. Questo sistema però dimostrò i suoi problemi nel momento in cui la produzione cominciò ad essere abbastanza consistente. Occorreva quindi cambiare metodo e scegliere un sito ove concentrare tutto il prodotto ed esporlo ai compratori.
    I compratori solitamente si muovevano in treno ed in treno portavano via la merce. Per questo motivo, già da diverso tempo, era sorto nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Ospedaletti, un mercato non sottoposto ad alcuna regolamentazione organizzativa e libero nell'orario. Questa situazione andò avanti fino al 1894, momento in cui il municipio di Coldirodi, da cui dipendeva la frazione di Ospedaletti, si propose di istituirlo ufficialmente.
    Quattro anni dopo, nel 1898, anche Bordighera istituì un proprio mercato dei fiori ed infine nel 1905 sorse il mercato dei fiori di Ventimiglia, che stringendo il nascente mercato di Bordighera all'interno di una morsa, decretò la fine di quest'ultimo che venne assorbito da altri mercati nell'arco di una decina di anni.
    Restando ad Ospedaletti, nel 1910 si parlava già di ampliamento o ricostruzione, segno evidente del continuo aumento della merce che vi affluiva.
    Dopo infinite discussioni, esaminati diversi progetti, si scelse l'area a sud di Pian d'Aschè, sita praticamente in adiacenza alla piazza della stazione, sede primitiva, posta però ad una quota più alta. Motivo determinante della scelta fu la possibilità di un collegamento tramviario ancora però da realizzare.
    Il collegamento avvenne nel 1912 e bisognerà attendere fino al 1922 perché il mercato venga dotato di una tettoia realizzata tramite una struttura in cemento armato.
    Ma ecco Sanremo che comincia a portare avanti le prime rivendicazioni, illustrando le giustificazioni adottate per tale determinazione, ipotizzando diversi siti di realizzazione. Il mercato di Sanremo si impone per l'utilità che apporta a produttori ed esportatori, la località prescelta è il cortile dell'Ex Caserma Umberto I che è poco distante dalla stazione ferroviaria e non può portare grave dispendio agli esportatori che arrivano e spediscono la loro merce per ferrovia. La posizione è centrale, presenta tre comodi accessi, è riparato dai venti ed in caso di pioggia le ceste dei fiori possono essere opportunamente allineate sotto i porticati laterali. Vi sono disponibili comodi magazzini e depositi che il Municipio potrebbe affittare agli esportatori.
    I vantaggi che questa località e che questo mercato offrono, secondo i promotori, la faranno scegliere alla maggioranza degli operatori.
    Nel frattempo però, mentre a Sanremo si portava avanti l'idea della realizzazione di un mercato, ad Ospedaletti si potenziava la situazione esistente ed a Ventimiglia si ultimava la costruzione di un nuovo mercato edificato con criteri moderni e rispondenti alle nuove esigenze. Sanremo non poteva attendere oltre senza incorrere nel reale pericolo di perdere per sempre la possibilità di dotarsi di una struttura tanto desiderata e, obbiettivamente, tanto necessaria.
    Un clima politico favorevole, permise l'apertura del mercato nel 1922. La fretta di aprire il mercato dovette essere stata tanta da non aver avuto neppure il tempo di approntare un regolamento. Questo fu formulato ufficialmente nel 1923.
    La non così regolare nascita del mercato di Sanremo, alimentò la polemica dei mercati di Ospedaletti e Ventimiglia, ma oramai era cosa fatta, Sanremo aveva il mercato dei fiori.
    I lavori continuarono, nel 1924 venne coperto con una struttura di ferro e lamiera, negli anni Trenta venne ampliato e dotato di un piazzale antistante ed infine, venne valorizzato esteticamente con una facciata su cui campeggiava a chiare lettere la scritta “Mercato dei fiori”.
    Purtroppo questo prestigioso mercato verrà abbattuto nell'ottobre del 1944, a causa di un bombardamento navale che innescò l'esplosione del materiale bellico ammassato al suo interno.
    Ad Ospedaletti nel frattempo, la struttura venne abbandonata per la cessata attività floricola e venne abbattuta definitivamente nel 1956.
    Passata la fase critica, il mercato dei fiori venne riaperto già per la stagione 1945/46 nei giardini di Villa Ormond, parte a monte di corso Cavallotti.
    Il padiglione eretto nel 1930/31 per le mostre floreali fu adibito a sala di contrattazione; i viali attorno vennero destinati a posteggi per gli autoveicoli che andavano sostituendo, quasi del tutto ormai, i carri a trazione animale. La sistemazione del tutto temporanea, durò appunto una sola stagione e nel 1947 il mercato dei fiori venne trasferito in corso Garibaldi, a fianco di N.S. Degli Angeli. Si trattava ancora una volta di un cortile annesso ad un antico edificio prospiciente corso Garibaldi e che aveva svolto nel tempo diverse funzioni.
    Lo spazio, coperto da una tettoia, si rivelò subito troppo piccolo. Il volume delle merci che giungevano sul mercato andavano aumentando in maniera impressionante, continuando il trend di sviluppo che l'aveva accompagnato sin dagli inizi e che solo la guerra aveva interrotto.
    Il mercato venne ampliato solamente nel 1950/51, a causa di un misterioso incendio, mettendo a disposizione una superficie di 7.200 mq di cui 6.000 destinati all'area di contrattazione e 1.200 agli uffici e servizi vari.
    L'incremento della produzione e della richiesta raggiunse dimensioni inimmaginabili e la mancanza di spazio fisico faceva si che non tutto il prodotto entrasse nell'area di contrattazione. La merce veniva così contrattata sulla fiducia, cioè senza vederla.
    Ad un certo punto fu chiaro a tutti che la situazione non era più tollerabile per nessuno, anche perché, fortunatamente, la produzione continuava ad aumentare notevolmente. Erano gli anni del boom economico, del miracolo italiano, erano gli anni in cui i nostri contadini, si fecero la casa o si comprarono l'automobile.
    Il problema dello spazio venne risolto a tempo di record, portando avanti un forte intervento strutturale sulla zona già occupata dal mercato, e che darà origine all'autoparcheggio ed oggi al “Palafiori” di Sanremo.
    I lavori si svolsero fra maggio ed ottobre del 1968, e per l'occasione il mercato venne spostato nuovamente a Villa Ormond, ma non nel padiglione espositivo, bensì all'aperto, in quella parte del giardino che oggi giorno si trova fra il tribunale e la pista ciclabile. Per sovvenire invece alla necessità di una soluzione definitiva, si considerò la soluzione di un unico grande mercato capace di trattare la produzione che allora affluiva su tutti i mercati presenti sul territorio.
    La zona idonea in cui realizzare il nuovo mercato, venne individuata in Valle Armea. Nel 1972 venne costituita l'”Unione cooperativa Floricoltori della Riviera”, con lo scopo di costruire e poi gestire il nuovo mercato.
    I lavori iniziarono nel 1981 e terminarono nel 1992.
    L'ubicazione in corso Garibaldi però divenne insostenibile per cui il mercato venne finalmente e definitivamente trasferito nella nuova struttura, anche se non ancora ultimata, nel 1990.
    Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.
    Dettaglio
  • La stazione sperimentale per la floricoltura


    La storia della Stazione Sperimentale “Orazio Raimondo” inizia nel 1916 in occasione del primo convegno floreale tenutosi a Sanremo, dove si prospettò la necessità di dare vita ad un centro sperimentale per i fiori. Analoghe strutture servivano altri comparti agricoli.
    Promotore dell'idea fu l'onorevole avvocato Orazio Raimondo, personaggio di primo piano dell'ambiente politico del tempo.
    Occorse però un lungo travaglio prima di giungere alla data del 25 gennaio del 1925, giorno in cui venne firmato il decreto N° 129 che formalizzava la nascita della Stazione Sperimentale di Floricoltura di Sanremo.
    A dirigere la Stazione venne richiamato da Cuba il professor Mario Calvino, autorità ormai riconosciuta a livello internazionale per l'intensa attività di ricerca scientifica in materia floricola.
    Come assistente botanico venne nominata la professoressa Eva Mameli Calvino, mentre la presidenza venne affidata all'ingegner Paolo Stacchini, valente economista floricolo e autore di numerose pubblicazioni anche divulgative sul mondo floricolo ligure. Il suo successore fu Domenico Aicardi, pioniere della floricoltura e nome illustre nel mondo dell'ibridazione.
    Purtroppo il fallimento della banca M. Garibaldi e C. danneggiò finanziariamente anche la Stazione Sperimentale che non poté portare a compimento i progetti di realizzazione di uffici e laboratori. Nel frattempo i coniugi Calvino acquistarono Villa Meridiana, in località Punta di Francia, attorniata da un vasto giardino, un luogo che verrà descritto e ricordato molto dal figlio, il grande scrittore Italo Calvino.
    La direzione della Stazione Sperimentale rimase in mano al professore Mario Calvino fino alla sua morte, avvenuta nel 1951, ma che idealmente continuerà passando alla responsabilità della moglie, la professoressa Eva Mameli.

    Testo liberamente tratto da: B. FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.

    Dettaglio