Il Mercato Dei Fiori

Il mercato dei fiori di Sanremo, inteso come organizzazione di vendita alla produzione è andato man mano affermandosi conquistando incontrastato fama a livello mondiale.
Ripercorriamo però le tappe principali dei diversi mercati dei fiori, sparsi lungo la Riviera.
Come abbiamo avuto modo di constatare, sin dall'inizio degli anni 70 dell'ottocento, nella Riviera di ponente esistevano coltivazioni di fiori e questi venivano già esportati. Il commercio però era molto ristretto e in mano a pochissimi operatori, che solitamente, acquistavano l'intera produzione dai singoli produttori. Questo sistema però dimostrò i suoi problemi nel momento in cui la produzione cominciò ad essere abbastanza consistente. Occorreva quindi cambiare metodo e scegliere un sito ove concentrare tutto il prodotto ed esporlo ai compratori.
I compratori solitamente si muovevano in treno ed in treno portavano via la merce. Per questo motivo, già da diverso tempo, era sorto nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Ospedaletti, un mercato non sottoposto ad alcuna regolamentazione organizzativa e libero nell'orario. Questa situazione andò avanti fino al 1894, momento in cui il municipio di Coldirodi, da cui dipendeva la frazione di Ospedaletti, si propose di istituirlo ufficialmente.
Quattro anni dopo, nel 1898, anche Bordighera istituì un proprio mercato dei fiori ed infine nel 1905 sorse il mercato dei fiori di Ventimiglia, che stringendo il nascente mercato di Bordighera all'interno di una morsa, decretò la fine di quest'ultimo che venne assorbito da altri mercati nell'arco di una decina di anni.
Restando ad Ospedaletti, nel 1910 si parlava già di ampliamento o ricostruzione, segno evidente del continuo aumento della merce che vi affluiva.
Dopo infinite discussioni, esaminati diversi progetti, si scelse l'area a sud di Pian d'Aschè, sita praticamente in adiacenza alla piazza della stazione, sede primitiva, posta però ad una quota più alta. Motivo determinante della scelta fu la possibilità di un collegamento tramviario ancora però da realizzare.
Il collegamento avvenne nel 1912 e bisognerà attendere fino al 1922 perché il mercato venga dotato di una tettoia realizzata tramite una struttura in cemento armato.
Ma ecco Sanremo che comincia a portare avanti le prime rivendicazioni, illustrando le giustificazioni adottate per tale determinazione, ipotizzando diversi siti di realizzazione. Il mercato di Sanremo si impone per l'utilità che apporta a produttori ed esportatori, la località prescelta è il cortile dell'Ex Caserma Umberto I che è poco distante dalla stazione ferroviaria e non può portare grave dispendio agli esportatori che arrivano e spediscono la loro merce per ferrovia. La posizione è centrale, presenta tre comodi accessi, è riparato dai venti ed in caso di pioggia le ceste dei fiori possono essere opportunamente allineate sotto i porticati laterali. Vi sono disponibili comodi magazzini e depositi che il Municipio potrebbe affittare agli esportatori.
I vantaggi che questa località e che questo mercato offrono, secondo i promotori, la faranno scegliere alla maggioranza degli operatori.
Nel frattempo però, mentre a Sanremo si portava avanti l'idea della realizzazione di un mercato, ad Ospedaletti si potenziava la situazione esistente ed a Ventimiglia si ultimava la costruzione di un nuovo mercato edificato con criteri moderni e rispondenti alle nuove esigenze. Sanremo non poteva attendere oltre senza incorrere nel reale pericolo di perdere per sempre la possibilità di dotarsi di una struttura tanto desiderata e, obbiettivamente, tanto necessaria.
Un clima politico favorevole, permise l'apertura del mercato nel 1922. La fretta di aprire il mercato dovette essere stata tanta da non aver avuto neppure il tempo di approntare un regolamento. Questo fu formulato ufficialmente nel 1923.
La non così regolare nascita del mercato di Sanremo, alimentò la polemica dei mercati di Ospedaletti e Ventimiglia, ma oramai era cosa fatta, Sanremo aveva il mercato dei fiori.
I lavori continuarono, nel 1924 venne coperto con una struttura di ferro e lamiera, negli anni Trenta venne ampliato e dotato di un piazzale antistante ed infine, venne valorizzato esteticamente con una facciata su cui campeggiava a chiare lettere la scritta “Mercato dei fiori”.
Purtroppo questo prestigioso mercato verrà abbattuto nell'ottobre del 1944, a causa di un bombardamento navale che innescò l'esplosione del materiale bellico ammassato al suo interno.
Ad Ospedaletti nel frattempo, la struttura venne abbandonata per la cessata attività floricola e venne abbattuta definitivamente nel 1956.
Passata la fase critica, il mercato dei fiori venne riaperto già per la stagione 1945/46 nei giardini di Villa Ormond, parte a monte di corso Cavallotti.
Il padiglione eretto nel 1930/31 per le mostre floreali fu adibito a sala di contrattazione; i viali attorno vennero destinati a posteggi per gli autoveicoli che andavano sostituendo, quasi del tutto ormai, i carri a trazione animale. La sistemazione del tutto temporanea, durò appunto una sola stagione e nel 1947 il mercato dei fiori venne trasferito in corso Garibaldi, a fianco di N.S. Degli Angeli. Si trattava ancora una volta di un cortile annesso ad un antico edificio prospiciente corso Garibaldi e che aveva svolto nel tempo diverse funzioni.
Lo spazio, coperto da una tettoia, si rivelò subito troppo piccolo. Il volume delle merci che giungevano sul mercato andavano aumentando in maniera impressionante, continuando il trend di sviluppo che l'aveva accompagnato sin dagli inizi e che solo la guerra aveva interrotto.
Il mercato venne ampliato solamente nel 1950/51, a causa di un misterioso incendio, mettendo a disposizione una superficie di 7.200 mq di cui 6.000 destinati all'area di contrattazione e 1.200 agli uffici e servizi vari.
L'incremento della produzione e della richiesta raggiunse dimensioni inimmaginabili e la mancanza di spazio fisico faceva si che non tutto il prodotto entrasse nell'area di contrattazione. La merce veniva così contrattata sulla fiducia, cioè senza vederla.
Ad un certo punto fu chiaro a tutti che la situazione non era più tollerabile per nessuno, anche perché, fortunatamente, la produzione continuava ad aumentare notevolmente. Erano gli anni del boom economico, del miracolo italiano, erano gli anni in cui i nostri contadini, si fecero la casa o si comprarono l'automobile.
Il problema dello spazio venne risolto a tempo di record, portando avanti un forte intervento strutturale sulla zona già occupata dal mercato, e che darà origine all'autoparcheggio ed oggi al “Palafiori” di Sanremo.
I lavori si svolsero fra maggio ed ottobre del 1968, e per l'occasione il mercato venne spostato nuovamente a Villa Ormond, ma non nel padiglione espositivo, bensì all'aperto, in quella parte del giardino che oggi giorno si trova fra il tribunale e la pista ciclabile. Per sovvenire invece alla necessità di una soluzione definitiva, si considerò la soluzione di un unico grande mercato capace di trattare la produzione che allora affluiva su tutti i mercati presenti sul territorio.
La zona idonea in cui realizzare il nuovo mercato, venne individuata in Valle Armea. Nel 1972 venne costituita l'”Unione cooperativa Floricoltori della Riviera”, con lo scopo di costruire e poi gestire il nuovo mercato.
I lavori iniziarono nel 1981 e terminarono nel 1992.
L'ubicazione in corso Garibaldi però divenne insostenibile per cui il mercato venne finalmente e definitivamente trasferito nella nuova struttura, anche se non ancora ultimata, nel 1990.
Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.
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