La Mazzeria

Vera protagonista di questo settore fu la “Margherita”. Come estensione, la superficie su cui insisteva la coltura delle margherite seguiva immediatamente quella delle rose e del garofano.
I motivi della sua diffusione sono abbastanza plausibili, d'altronde coltivare la margherita è relativamente semplice, poco costoso, non necessita di particolare protezioni ma, cosa fondamentale, è di facile propagazione.
Infatti ai tempi, ogni singolo agricoltore, ricorreva ad un proprio barbatellaio dove faceva radicare le piccole talee, dette anche “Botture”, ma cosa ancora più fondamentale per capirne la diffusione, proprio a causa delle minime esigenze colturali, garantiva un giusto reddito.
Le varietà a fiore giallo prevalevano su quelle a fiore bianco; e le primissime margherite coltivate degne di nota furono: L' “Etoile d'or” a grandi fiori gialli e molto rifiorente, “Reve d'or” a fiori grandi ma meno rifiorente, “Madame Annier” e “Gloire de Versailles” a fiori bianchi semi doppi ed “Etoile du Midi” ancora a fiori bianchi.
Tra la mazzeria rivestiva particolare rilievo la “Violaciocca” presente con diverse varietà.
Bisogna ricordare, che come ancora oggi succede, ogni zona era caratterizzata da un determinato tipo di produzione, in particolar modo la margherita e la violetta era usanza coltivarle in maniera intensiva nella zona di Terzorio e a Riva Ligure.
Altra protagonista del settore è la mimosa. Le specie più coltivate di questa pianta di origine australiana furono la “Dealbata”, la “Podalyriaefolia”, la “Hamburyana”, la “Baileyana”, la “Floribunda” e gli ibridi ottenuti da Honoré Tournaire: “Joffre”, “Gaulois”, “Tournaire”, e “Rustica”.
Se si torna agli inizi, per capire chi iniziò questo tipo di coltivazione, ecco riapparire le figure del Winter e dell'Isnart.
Il primo non solo introdusse la coltivazione del genere ma, attraverso incroci e selezioni, creò nuove varietà. Il secondo, avendo appreso la tecnica dell'innesto per approssimazione sull'”Acacia floribunda”, trasmise la propria conoscenza ai floricoltori liguri, favorendo la diffusione di questa pianta, altrimenti difficilmente praticabile a causa del terreno calcareo.
Inoltre non si può non ricordare un altro personaggio già citato, ovvero il G.B. Cepollina di Taggia. Indubbiamente egli fu il più grande coltivatore di questo genere, meritandosi così l'appellattivo di “Re delle Mimose”.
Allargando lo sguardo, anche su altre piante, Roberto Diem sperimentò pure la coltivazione della “Gerbera Jamesoni” appena importata dal Sud Africa, e grazie ad un lavoro continuativo di oltre trent'anni, ricorrendo alla selezione, ottenne ottimi risultati, sviluppando varietà con diverse forme d'infiorescenze ed una vasta gamma di tinte. Queste caratteristiche, unite alla notevole capacità produttiva, fecero della Gerbera una pianta particolarmente adatta alla produzione di fiori recisi.
Sempre al Diem vengono riconosciuti i primi tentativi di coltivazione della “Strelitia reginae” e del “Mughetto”.
Sarebbe troppo lungo enumerare ogni genere da fiore reciso introdotto nel tempo, ma con questa breve descrizione si vuole semplicemente evidenziare come la vasta gamma dei generi e delle specie disponibili oggi sul mercato sia il risultato di un lento ma continuo aggiornamento dei floricoltori, attenti all'evoluzione del settore ed alla ricerca.

Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.

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