La Violetta

Uno dei primissimi fiori messi a coltura per scopi commerciali nel circondario di Sanremo fu innanzitutto la Violetta.

Questo fiore ebbe l'onore di essere la protagonista dell'esportazione invernale dei fiori freschi della Costa Azzurra.

I veri protagonisti di questa storia, furono dei mazzi di violette che Alphonse Karr, esule politico francese rifugiato nel nizzardo, un poeta che orgogliosamente si definiva giardiniere, spedì a Parigi nell'inverno del 1856, accompagnando questi mazzi con strisce sulle quali erano stampate alcune massime ispirate dal suo talento letterario.

Questa felice combinazione fece la fortuna del Karr e di tanti agricoltori trasformatosi prontamente in floricoltori i quali, in senso di riconoscenza, innalzarono al giardiniere poeta nella cittadina di Saint Raphael un monumento, al quale contribuirono economicamente anche molti floricoltori Italiani.

Successivamente, sapienti orticoltori, tramite l'ibridazione, arrivarono a generare nuove varietà floricole; alcune furono adoperate in profumeria e in confetteria, altre nell'esportazione di fiori recisi.

Il grande sviluppo della coltivazione si ebbe in particolar modo in Provenza e sulla Costa Azzurra.

Nel 1903 si stimava ad Hyères e dintorni una superficie impiegata a violette di oltre mille ettari.

Per quanto riguarda i canali di vendita, se il prodotto era destinato all'industria profumiera veniva venduto a peso ed imballato in sacchi di tela umida e trasportato con il solito carretto trainato da cavalli, se invece doveva essere esportato, il confezionamento era molto più curato ed occupava giornalmente centinaia di donne per tutta la durata della produzione, che iniziava in novembre ed arrivava fino alla metà di marzo.

I contenitori che si adoperavano per l'esportazione erano cesti fatti con steli spaccati di canna, più lunghi che larghi e che una volta riempiti pesavano dai 3 ai 5 Kg. In periodo di pieno raccolto si riempivano giornalmente di cesti, tre o quattro vagoni ferroviari ed una volta giunti a destinazione, a seconda dei mercati, i fiori di violette si vendevano a peso o a centinaia di mazzi.

Le varietà più coltivate erano la “Viola di Parma” a fiore pieno, profumato, di un blu pallido adoperato in profumeria; la “Viola delle Quattro Stagioni” rifiorente a fiore semplice blu, le “Czar” a lunghi peduncoli e grandi fiori.

Le migliori varietà erano certamente la “Princesse de Galles”, a fiori grandi e petali arrotondati, colorati di un bel blu malva, mentre quella estremamente rustica e rifiorente era la “France”, a fiori enormi, di un bel blu violetto sfumato, sorretto da un gambo verde violaceo che solleva bene il fiore al di sopra delle foglie. I fiori raggiungevano i 5 cm di diametro e si adattava molto bene alla forzatura.

Testo liberamente tratto da: B.FILIPPI, Le radici dei fiori. Gli uomini e la storia della floricoltura del Ponente Ligure. VIGEVANO, DIAKRONA Edizioni, 1998.

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